mercoledì 4 giugno 2014

"AMAMI, ALFREDO!", QUEL SIMPATICO, ROMANTICO "BAMBACCIONE" (LA TRAVIATA, VERDI, 1853)

    Stefania Sandrelli e Dustin Hoffman in Alfredo, Alfredo (1972) di Pietro Germi

Spesso all'opera il tenore fa ... il "Signor tenore": canta in modo elegiaco, si sdilinguisce in moine e cadenze strappalacrime ... e combina "casini" (per passione e amore, si dirà, ma sempre "casini")!
Come tanti uomini innamorati nella realtà, se ci pensiamo bene, almeno secondo il luogo comune, secondo l'immagine stereotipata che tanto frequentemente ce ne offrono le donne.
Per un Alfredo "bambaccione" e "piantacasini", c'è sempre una Violetta pronta a piangere e a morire d'amore (oggi, per fortuna, non di tisi!): è la catena dell'amore, e a sentire le ns donne, più gli uomini sono stupidi, più sembrano avere in sè come una una "calamita" capace di attirare le donne nei fatali gorghi della passione e della perdizione.

                                      Beniamino Gigli, Lunge da lei ... De' miei bollenti spiriti
                                            La Traviata- Atto secondo, primo quadro

"Dell'universo immemore/io vivo quasi in ciel!"
Siamo all'inizio del secondo atto, primo quadro.
Violetta e Alfredo si amano alla follia, ma stanno andando dritti dritti alla bancarotta: Violetta si è pentita della sua vita dissoluta, ma i due amanti non hanno certo rinunciato al lusso, così i creditori bussano alle porte (creditori ... ohibò, "strozzini" sarebbe meglio dire, chè nella Parigi di Balzac- Papà Goriot- e di Gustave Flaubert- Madame Bovary- lo strozzino è come il barboncino, il compagno immancabile delle donne parigine d'alto bordo del XIX Secolo). Insomma, i due amanti verdiani sono rovinati e Alfredo ... si sente "quasi" in Cielo!
...
Si noti, il "quasi"!
E quando Annina, la Cameriera, gli confiderà in segreto che Violetta sta mettendo all'asta i suoi beni per far fronte ai creditori, il bell'Alfredo allora avrà la bella pensata: andare dal Padre suo a chiedergli di anticipargli la sua parte di eredità! Il sistema migliore per attirarsi i fulmini del Padre, che, incattivito e iracondo, chiederà a Violetta il fatale ... "sagrifizio"! Bel furbo, il Signor Tenore, no?
                                   Alfredo Kraus (Alfredo) e Maria Callas (Violetta) Parigi, o cara
                                        Dal terzo atto de La Traviata di Giuseppe Verdi

Passiamo ora al terzo atto. 
Alfredo ha appena appreso dal Padre la Verità: Violetta lo ha lasciato, non perchè "sgualdrina", per gli inconfessabili ricatti del suo vecchio protettore, il Barone Dufol, ma per amore suo e della sua famiglia, per evitare lo scandalo che la loro relazione ha causato nel cotè familiare di lui. Violetta è stremata e distrutta: dalla malattia e dal tedio di una vita amara e senza senso, priva della consolazione dell'amore.
Alfredo arriva, come un eroe sul cavallo bianco: arriva al capezzale di lei, giusto in tempo per consegnarci il commovente duetto d'addio.
E cosa canta?

"Parigi, o cara/Noi lasceremo/La vita uniti/Trascorreremo/De' corsi affanni/Compenso avrai/La Tua salute/Rifiorirà/Sospiro e luce/Tu mi sarai/Tutto il futuro/Ne arriderà".

D'accordo, la musica è dolce e commovente; e il tenore può essere davvero irresistibile nel canto.
A sentire queste parole, però, come non domandarsi: ma il Signor Tenore "ci è, o ci fa?". D'accordo, il duetto d'addio, d'accordo che per commuovere si deve commuovere, d'accordo che deve consoldare Violetta, ma ... parlare ad una tisica di "futuro", di salute che "rifiorirà" pare proprio l'apoteosi dell'idiota! Insomma, in un momento tanto tragico, c'è da perdersi in tanta poesia?
E in effetti, Violetta gli fa eco poco dopo  nel recitativo, prima della "cabaletta" (Gran Dio, morir si giovine ...), triste e sconsolata:

"Ma se tornando/Non m'hai salvato/A niuno in terra/Salvarmi è dato!"

Che non potrebbe suonare come più crudo richiamo alla realtà per i fervorini dell'innamorato Alfredo, della serie: ma non lo vedi come sono messa? E tu trovi il tempo per arie e duetti sdolcinati, adesso che sto morendo? Adesso che il tempo che avevamo per poterci amare davvero, è perduto per sempre?
Ma lui pare proprio non sentirci da quest'orecchio e, imperterrito, persevera:

"O mio sospiro e palpito/Diletto del cor mio/Le mie colle tue lagrime/Confondere degg'io/Or più che mai, nostr'anime/han d'uopo di costanza,/ah! tutto alla speranza/non chiudere il tuo cor".
"Non perdere la speranza!" ... Vallo a dire a una che sta morendo!
E non è nemmeno da dire che Alfredo non abbia capito l'inopportunità di certe effusioni, in un momento simile.
Guarda caso, infatti, è proprio questo che contesta al Padre, Giorgio Germont, quando questi arriva al capezzale di Violetta. E in questo Alfredo è anche un pò (mi si passi il termine) "Stronzo!": perchè, quando Papà Germont (visibilmente imbarazzato e impacciato) offre a Violetta parole un pò di maniera per salutarla in quel penoso stato, Alfredo non manca di rinfacciare al Padre la falsità delle sue parole: "Lo vedi, Padre mio?" Gli rinfaccia crudele... Come dirgli: "Vecchio rincoglionito, ma non ti rendi conto di quanto inopportune sono le tue parole affettuose ora?". E d'accordo, che Papà Germont ha fatto molto male a Violetta ...Ma qualcuno del pubblico, un pò smaliziato, a sua volta, gli potrebbe dire: "Si ma tu, Alfredo? D'accordo che sei l'innamorato, ma davvero non stai esagerando con la tua oratoria amorosa in articulo mortis?".
...
E Verdi? E l'Autore cosa ne pensa? Qual'è il suo punto di vista? A chi da ragione?
Verdi tratta con visibile affetto Alfredo, ma anche con palese distacco; come ad ammonire il pubblico ...
"E' un ragazzo" sembra dica Verdi "Non prendetelo troppo sul serio!"

                                         Un dì, felice eterea

Sentimentale, appassionato; eppure contemporaneamente istrionico: questa è l'ambivalenza indubbia con la quale Verdi caratterizza Alfredo.

Alfredo sentimentale.
Un dì, felice, eterea ... canta Alfredo nel primo atto come dichiarazione d'amore a Violetta:
Non è un'aria straordinaria questa, benchè famosissima (specie nel tormentone finale, Croce e delizia). Ma è un'aria che, nel suo procedere lento, verrebbe da dire "inamidato", è di un verismo straordinario, perchè è esattamente la melodia, le parole, che sentiresti in bocca ad un ventenne, timido, impacciato, alle prese con la prima vera "cotta".

Alfredo retore.
Alfredo, infatti, non è solo ... un Tenore ... e basta, ma è anche come un Tenore ... cui piaccia ascoltare sè stesso!
Fuori dall'estremizzazione di questa frase, è indubbio che Verdi disegni il personaggio di Alfredo, come un personaggio cui piace ... ascoltarsi. Con la terminologia odierna, Alfredo si direbbe una personalità "auditiva"; un personaggio che ama cercare l'effetto delle sue parole sugli altri, sul pubblico: un personaggio, a suo modo, dal temperamento estroverso, istrionico, che fa da pendant al suo sentimentalismo.
Assolutamente simmetriche sono, in questo senso, le scene del brindisi (stracelebre) del primo atto (Libiam ne' lieti calici) e il secondo quadro del terzo atto.
Ecco la scena del brindisi:

                                         Libiam ne' lieti calici

Libiam è brano sufficientemente famoso, da ritenermi esonerato dal dare ulteriori spiegazioni.
Dedicherò, invece, un discorso un pò più ampio al secondo quadro del secondo atto: dove Alfredo è (in negativo) il "mattatore".
La trama narrativa, qui, segue il cannovaccio di Dumas jr: Alfredo arriva alla festa dove si trova Violetta con il suo vecchio amante e coglie l'occasione pubblica per svergognarla come sgauldrina: in questa scena (sia nell'opera sia nel romanzo), Alfredo cerca lo scandalo in un crescendo di provocazioni , per costringere l'amante di Violetta a sfidarlo a duello. Ma qui Verdi aggiunge qualcosa di suo. 
Questa scena (di pretto Dumas jr., abbiamo visto) è successiva (nella sceneggiatura di Verdi e Piave) alla gustosissima performance del coro delle zingarelle e dei matadori.
Vedere per credere:

                                         Noi siamo zingarelle ... di madride noi siamo ...
                                     La Traviata, Secondo atto, Secondo quadro, Giuseppe Verdi

La vicenda incredibile ed evidentemente burlesca di Piquilio che uccide cinque tori uno dopo l'altro nell'arena per compiacere la propria bella, cantata dal coro in un clima chiaramente carnevalesco e goliardico, ricalca (in contrappunto "comico" e "ridicolo") la "disfida" che Alfredo lancia al Barone, amante di Violetta: l'arena del matador Piquillio corre in parellelo con la voglia di sangue e di duello di Alfredo.
Un gustoso ed eccezionale compendio di "teatro nel teatro", che ridicolizza in modo vistoso la "voglia di sangue" di Alfredo!

Insomma, Alfredo è un personaggio che Verdi ama, ma che non prende del tutto sul serio: pare quasi scusarsi col pubblico "Scusatelo-pare dirci il Maestro di Busseto- è un ragazzo!".
Non di rado, poi, ritmi di nenia, ninna nanna lo accompagnano.
Conosciamo tutti l'aria che Papà Germont gli rivolge nel secondo atto (primo quadro) per consolarlo della perdita di Violetta Di Provenza il mare, il suol; ma anche Parigi, o cara ha la cadenza della ninna nanna! 
Troppo, per non pensare che Verdi abbia inteso rimarcare proprio su Alfredo una caratterizzazione infantile, sia pure con dolcezza e affetto.

Contrapposta al sentimentalismo sincero e impulsivo di Alfredo, la drammaticità di Violetta: chè pare lei, in certe circostanze ... l'uomo della situazione!
Manrico, Ernani, gli eroi del melodramma verdiano della stagione romantica e pseudo-risorgimentale sono uomini esiliati, in lotta mortale con Sovrani, Signorotti feudali violenti, continuamente sospesi tra la forca e una insperata possibilità di salvezza. Qui, nella Traviata è Violetta il personaggio sospeso tra la vita e la morte, l'eroina tragica che in altre circostanze del melodramma ottocentesco è ... uomo!
Una per tutte: Morrò, la mia memoria (Secondo atto, primo quadro):

                                                           Morrò, la mia memoria

Un brano tragico, asciutto, solenne e (verrebbe da dire) quasi ieratico che è, per Violetta, l'equivalente di quello che per Manrico, l'eroe de Il Trovatore è Di quella pira! L'aria del sacrificio, dell'immolazione; l'aria che diventa un vero e proprio inno, icastico:

"Conosca il sagrifizio/ch'io consumai d'amore/E sarà suo fin l'ultimo/Sospiro del mio cor.."

C'è una differenza tra Alfredo e Violetta, una differenza che Verdi non si stanca mai di rimarcare: mentre Alfredo (sentimentale) è a suo modo una "primadonna" innamorata del palcoscenico, che ruba le scene e l'attenzione degli altri, con i suoi innamoramenti, e i suoi drammi veri e presunti, Violetta vive drammi perennemente segreti, sconosciuti all'esterno e perennemente fraintesi: o oltraggiati, come nella fine del secondo atto, da Alfredo.
Invano, Violetta lo ammonisce:

"Alfredo, Alfredo/Di questo core/Non puoi comprendere/Tutto l'amore/Tu non conosci/Che fino a prezzo/del tuo disprezzo/pagato io l'ho/Ma verrà tempo/Che tu 'l saprai/Come t'amassi Confesserai/Dio dai rimorsi/Ti guardi allor/Io spenta/Pur t'amerò"

Alfredo, Alfredo, di questo core ... Renee Fleming (Violetta)
Da La Traviata, Giuseppe Verdi, Atto secondo (finale)