giovedì 29 maggio 2014

GIORGIO GERMONT, APOLOGIA DELL'UOMO COMUNE- DA LA TRAVIATA (GIUSEPPE VERDI, 1853)

Nella riduzione librettistica de La Signora delle Camelie di Dumas curata dal veneziano Francesco Maria Piave per La Traviata (1853) di Giuseppe Verdi, Giorgio Germont è il papà di Alfredo (Armando, nel romanzo), amante di Violetta (Margherita Guatier, nel romanzo).
Giorgio Germont sembra un insopportabile concentrato di miserie e piccinerie piccolo-borghesi e borghesi da rendere indigesto anche la soap più celebrata: il papà moralista, il borgo natìo (o il clan familiare?) che (nientemeno) condanna la relazione (ma non era "vero amore"?), la figlia che rischia di rimanere a vita "zittella" (cosa poteva fare una donna, se non sposarsi, prima dell'avvento del femminismo?). Insomma, secondo i clichè sentimentali di oggi, un personaggio del genere è poco meno di un Mostro. Anzi, come vedremo, un Femminicida!
Eppure, il Baritono-Germont conquista sempre la scena. Quando poi alla fine del primo quadro del secondo atto intona affettuoso e salmodiante,  Di Provenza il mare, il suol (Video 01), la platea è ai suoi piedi, entusiasta e convinta. Ma cosa c'è da applaudire?
Ascoltiamo la romanza, così come ce la presenta Youtube:

                                                                     VIDEO 01
                                                       Renato Bruson (Baritono)   

                                        Di Provenza il mare, il suol ...-Secondo atto, primo quadro
                                                           La Traviata, Giuseppe Verdi

La romanza già musicalmente ha una struttura curiosa: pare una ninna-nanna. Almeno, la frase della strofa ha l'andamento cantilenante, e ciclico della ninna-nanna, come se Germont stesse parlando ad un bimbo. 

"Di provenza il mar, il suol .../Chi dal cor ti cancellò/Chi dal cor ti cancellò/Di Provenza il mar, il suol .../Al natìo ridente sol/Qual destino ti furò/Qual destino ti furò/Al natìo ridente sol ..."

I flauti doppiano la melodia all'inizio, e conferiscono alla frase musicale una grande tenerezza, una grande dolcezza, mitigata solo nel refrain finale, dove Germont assume un tono più deciso, caldo e perentorio (stigma dell'Autoritarismo del Padre) prima della frase finale "Dio mi guidò ... Dio mi esaudì".
Siamo all'apoteosi del mellifluo, dell'ipocrisia borghese, del machiavellismo familiare mascherato da buoni sentimenti? Può darsi, ma ogni volta, a teatro, è un tripudio di applausi: anche oggi! Eppure, l'800 è finito da un pezzo e certi "ostacoli familiari" paiono roba da museo ... o da mostri (da finire in galera!).
Tanta tenerezza, tanta dolcezza ... Eppure poco prima Germont ha fatto e detto cose terribili!
Poco prima, nel duetto, Giorgio Germont ha praticamente ammazzato Violetta (ammazzato moralmente, chè la morte fisica verrà da se).
Ad una Violetta già vicina alla morte, già comunque impegnata, complice il primo "vero amore" di Alfredo, in una radicale revisione della sua dissoluta vita, Germont pensa bene di rinfacciare che sua figlia, la sortella di Alfredo "pura siccome un angelo", non riesce a sposare l'uomo che ama ... perchè "disonorata"! "Disonorata" dall'infamante concubinaggio parigino del fratello! E nonostante Germont-Padre abbia più di un'occasione per capire che Violetta non è una donna leggera, ma una donna innamorata e moralmente impegnata a cambiare vita per amore ... resta irremovibile! Preso atto dei "nobili sensi" di Violetta, a maggior ragione pretende il "sagrifizio" ("ed a tai sensi un sagrifizio chieggo!"). Violetta, consapevole del "disonore" della famiglia di lui, si offre di allontanarsi per un momento da Alfredo. Germont è inflessibile: deve lasciarlo!
Per ascoltare il duetto, una delle pagine musicalmente più famose, ricche e complesse della produzione verdiana, vedete il video che segue:

                                                                    VIDEO 02
                                         Duetto Violetta (Cristina Radu Soprano)- Giorgio Germont
                                                   (Marton Fulop Baritono) in La Traviata,
                                                          Giuseppe Verdi, secondo atto

Per Violetta è il dramma nel dramma.
Il fantasma della ragazza "pura", rovinata dal "concubinaggio" con Alfredo (rovinata di fatto da lei), la farà capitolare: Violetta abbandonerà Alfredo (Dite alla giovine .... Video 03)

VIDEO 03                      
 R. Fleming & D. Hvorotovsky "Dite alla Giovine ... Morrò la mia memoria", La Traviata, Giuseppe Verdi 


VIOLETTA:
Dite alla giovine - si' bella e pura
Ch'avvi una vittima - della sventura,
Cui resta un unico - raggio di bene
Che a lei il sacrifica - e che morra'!
 
E cosa pensate che le dica Germont?
 
GIORGIO GERMONT:
"Si', piangi, o misera - supremo, il veggo,
E' il sacrificio - ch'ora io ti chieggo.
Sento nell'anima - gia' le tue pene;
Coraggio e il nobile - cor vincera'."



Mentre Violetta ci consegna la straziante melodia, sul filo di voce, della sua resa e del suo sacrificio, lui la lascia dibattersi nelle spire di un rimorso, di un terribile ricatto morale (tutto femminile!).
Diciamoci la Verità: ma non sarebbe considerato oggi un "femminicida" un uomo del genere? 
In effetti, se il duetto finisse al "Dite alla giovine", il giudizio su Germont sarebbe implacabilmente questo.
Ma è alla fine, che Violetta ha un colpo di coda (Video 4).
Violetta è tisica, vicina alla morte. Il dispiacere che Germont padre le impone, accelererà il decorso della sua morte. A Violetta, stretta nella morsa del "sagrifizio" che la morale borghese impone, non resta che un monito, l'estremo ricatto morale.

VIOLETTA
(tornando a lui)
Morro'! la mia memoria
Non fia ch'ei maledica,
Se le mie pene orribili
Vi sia chi almen gli dica.

GERMONT
No, generosa, vivere,
E lieta voi dovrete,
Merce' di queste lagrime
Dal cielo un giorno avrete.

VIOLETTA
Conosca il sacrifizio
Ch'io consumai d'amor
Che sara' suo fin l'ultimo
Sospiro del mio cor.

GERMONT
Premiato il sacrifizio
Sara' del vostro amor;
D'un opra cosi' nobile
Sarete fiera allor.

Il Germont rigido e intransigente censore subirà un colpo, dopo questa testimonianza così toccante e disperata.
E ne dobbiamo tener conto per lo sviluppo successivo dell'opera.
Germont comparirà sul "capezzale" di Violetta in punto di morte. Ma questo non ha gran storia: chi ha un'anima borghese, prima fa il danno, poi è solito piangere "a babbo morto".
Colpisce, invece, il pur breve intervento di Germont alla fine del secondo quadro del secondo atto, a difesa di Violetta appena insultata pesantemente come prostituta (Di sprezzo degno ...).


                                                                          VIDEO 04  
                                Morrò la mia memoria (Secondo atto, primo quadro) 
                           Maria Callas-Violetta (soprano) e Ettore Bastianini-Germont (Baritono)

Quando vidi l'opera, per la prima volta, a 17 anni, storsi il naso per questa "comparsata" di Germont senior: come può un uomo austero, verosimilmente cattolico, come Papà Germont, che ha appena concionato di "disonore", di "mercimonio", andare come se niente fosse, in una casa di "dubbia fama" a cantare, per di più, la sua indignazione per il comportamento del figlio con la Ex-Amante. Non è ridicolo tutto ciò? Non è inverosimile?
Tra l'altro, la ricomparsa in questo momento del Papà di Alfredo non trova l'equivalente nel dramma originario La Dame aux Camelias di Dumas; è farina del sacco di Verdi-Piave, insomma!
A parte i facili "rimorsi" a babbo morto, oggi mi sono convinto che in questa scena Germont non sia venuto a difendere il figlio (ad evitare il prevedibile duello, che per altro si svolgerà, ma non sulla scena), ma a tutelare l'onore di lei: a difendere lei, insomma! E non solo dall'ira del figlio, ma dalle chiacchiere della gente!
Insomma, Germont, da accusatore, diventa l'Avvocato difensore praticamente ufficiale di Violetta, quello che può garantire davanti a tutti che "la traviata" si è ravveduta.
Una protezione a tutti gli effetti insomma!







Ma per quale motivo Verdi e Piave (non Dumas, lo abbiamo visto) insistono su questa svolta del personaggio?

Io, al riguardo, ho una teoria mia personale.
Ascoltiamo la musica. Verdi affida al personaggio, non un canto scuro e arduo da Scarpia (Tosca, Puccini, 1900) ma una tenera e appassionata cantilena, quella che lo ha reso immortale nel mondo dalle prime rappresentazioni di Traviata e che commuove infallibilmente il pubblico.
Germont non è un mostro, sembra dirci Verdi.
Secondo il mio modesto giudizio, Giorgio Germont, nell'opera di Verdi, ha il compito di riportare la vicenda al livello dell'uomo comune, facendo da contrappunto al travolgente romanticismo della storia di Violetta ed Alfredo.
D'accordo, è "l'uomo comune" dell'800, il "buon padre di famiglia" di allora, oggi un padre del genere sarebbe denunciato.
E' un uomo, come noi, come tutti, immerso nel fango di cui spesso è intessuta la vita quotidiana, dove spesso non ci accorgiamo di fare male. O meglio, facciamo anche del male, facciamo anche scelte sbagliate, ma lo facciamo per amore dei nostri figli. Pensiamoci un attimo, e allora ci troveremo tanti in quella veste.
Giorgio Germont, in fondo, è un Emma Bovary ... al contrario!
Mentre Emma Bovary sognerà Parigi come "terra promessa" senza mai raggiungerla, condannata alla sua vita dissipata e da spostata nella Provincia del Nord, tanto povera e arretrata, Germont rifiuta e teme Parigi come il diavolo. Mentre Emma sogna Parigi, credendovi di trovare la vita piena e intensa cui aspira, Germont teme Parigi e cerca di allontanarne i velenosi tentacoli che avvicina nella pur quieta vita di Provincia, con il suo carico di chiacchiere e delle maldicenze. E Germont è anche lui vittima degli eventi: tramortito dalla successione di eventi incresciosi, si trova ad annaspare, lui, provinciale, abituato alle "piccole cose" della sua Provenza.



In questo, credo, si coglie meglio la profonda ragione d'essere della presenza di Germont in quella apparentemente strana chiusa del secondo atto, quando interviene a difesa pubblica di Violetta.
Nel gioco di maschere squallide e false della vita mondana di Parigi, di cui Violetta è suo malgrado vittima   (un "gioco" pure reso da Verdi con la fantasmagorica e, in questo senso, allegorica sequenza delle zingarelle e dei matadori, che prefigurano gli uni i pettegolezzi mondani e l'altro le contese di Alfredo e il Barone su Violetta: Video 05 Avrem lieta ... Siamo zingarelle ... Di madride noi siamo ...), Germont è il tutore della Sincerità della protagonista.
La "campagna", la "provincia" prende una rivincita ... sulla città.

                                                                   VIDEO 05
                                 Avrem lieta di maschere ... Noi siamo zingarelli ... di Madride noi siamo...
                                                              (La Traviata, Giuseppe Verdi)

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