Può uno della "classe del '70", senza titoli musicali e senza nessuna
competenza musicale specifica, conoscere e amare l'opera lirica?
Bellini, Rossini, Verdi, Puccini, invece dei Liftiba, invece dei "Guns
and Roses"? Non è come preferire Orietta Berti a Jim Morrison? Venite e
... leggete!
MA CHIARIAMOCI SUBITO: Il Sottoscritto Giorgio Frabetti non è un "melomane"!
Perchè allora, mi sono così auto-definito nell'intitolazione del Blog? Perchè la lingua italiana non offre altre parole, altri vocaboli per rendere il grado, l'intensità e la sensibilità con cui uso approcciarmi all'opera lirica.
Brutta parola "Melomane", quasi per il melodramma italiano ci fosse l'equivalente del "morfinomane", dell' "eroinomane" etc. Come se l'opera lirica fosse la morfina e l'eroina...
E poi come si può essere "dipendenti" dall'opera lirica? Non so proprio: forse chi spende fortune per vedere tutte le sere lo stesso spettacolo d'opera? O spendere fortune per vedere la stessa opera dello stesso cantante in tutte le città? Non saprei... certo io non sono così!
Nè sono uno che segue maniacalmente le inflessioni della voce, del canto tutte le sere e fa il confronto, chè, come ho annunciato nel Blog, io non sono competente in fatto di musica.
Per me l'opera lirica, oltre ad essere un autentico tesoro e gioiello dell'arte italiana, nostro fiore all'occhiello nel mondo (nonostante sia dal 1926, da Turandot, che in Italia non si producono più opere liriche "da cannonata"!), è soprattutto ... un mistero e un grande punto di domanda!
Avevo 16 anni (era il 1992), quando, nella Biblioteca della mia scuola (frequentavo allora il primo anno del triennio del Liceo Ariosto di Ferrara), incappando in un "Castoro cinema" dedicato a Luchino Visconti, compresi quanta importanza il Luchino nazionale desse al melodramma tra i generi "alti" dello spettacolo e dell'arte, insieme alla prosa, al cinema.
Avevo 17 anni (era il 1993), quando Alessandro Baricco (un intellettuale che poi non avrei più seguito, tanto mi parve prefigurare certe "supercazzole" in cui tanti anni dopo -ora- la Sinistra, e il PD eccellerà...) mi iniziò ai segreti del melodramma come musica coniugata al dramma nella sua indimenticata serie di trasmissioni sul terzo canale L'Amore è un dardo... (non più prodotte, ahimè, ma replicate costantemente nelle fasce notturne e poi successivamente in quella Rete-Archivio che è RaiStoria).
Devo molto a Luchino Visconti e Alessandro Baricco l'essermi precocemente liberato dal pregiudizio con cui l'opera è comunemente intesa e mortificata nelle correnti: l'opera lirica, come mero "bel canto".
Molti magari ammirano e si commuovono davanti a singoli pezzi, singole arie (penso a Casta Diva, Libiam ne' lieti calici, Nessun dorma, che tutti conoscono e amano); ma non sentono la mancanza dello spettacolo.
Quando dici loro che, invece, tu ami seguire l'opera atto per atto, ti guardano come un masochista, come una persona che innaturalmente amano soffrire! Non è sufficiente prendersi un CD? Magari con i pezzi di Pavarotti, con i pezzi della Callas etc.?
C'è un equovoco.
Provate a girare la domanda (platonicamente!) a Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi e Puccini! Perchè Rossini quando ha scritto quella pagina mozzafiato che è Tutto cangia il Ciel s'abbella (Guglielmo Tell, 1831), non ha pensato di lasciarla sola, magari destinandola ai pianoforti da salotto, o agli organini, e magari precostituendosi una prelazione sulla RAI medesima, che (fino al 1986) usava la sua musica come sigla di apertura dei programmi? Perchè Verdi non si è limitato a far circolare il suo Libiam (Traviata, 1850) come pezzo danzante per i ricevimenti (come sarà per il walzer del Gattopardo di Visconti, ballabile inedito verdiano, riarrangiato da Nino Rota)? Erano melodie belle, orecchiabili, perchè non buttarle in commercio subito, invece di diluirle in uno spettacolone statico e pesante, correndo il rischio che, tra uno sbadiglio e l'altro, lo spettatore non si accorgesse della bella musica e non ne facesse memoria?
Il fatto è che, quando vogliono, anche Rossini, Donizetti (molto meno Verdi e Puccini), scrivono arie, pezzi separati, o "da camera", come si diceva allora, destinati alle esecuzioni al pianoforte, generalmente in salotti, o ambienti "ridotti". Perchè, allora, si sono prodigati a perdere tempo in un'opera lirica?
Non posso dare ora questa risposta, perchè voglio che essa emerga via via che il Blog crescerà e si arricchirà di contributi, spero anche dei lettori.
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