Nella storia della cultura italiana, c'è un giallo, ancora largamente irrisolto: Chi uccise l'opera lirica in Italia? Chi ne fu l'assassino? E perchè fu uccisa?
Al momento, nessun Sherlok Holmes, o nessun Commissario Montalbano si è mai confrontato con questo "piccolo" mistero italiano ...
Forse "uccisa" è una parola grossa: l'opera lirica avrà ancora, in tempi recenti, manifestazioni importanti con Ildebrando Pizzetti (Assassinio nella Cattedrale, 1958), Ezra Pound-Gian Carlo Menotti (Le Testament, 1964).
Se si fa eccezione, però, per le recentissime produzioni di Riccardo Cocciante (Notre Dame de Paris-2002 e Romeo e Giulietta-2007), l'opera non ha più avuto il rilievo nazional-popolare, che ebbe in passato.
Perchè? Quali le cause?
Proviamo a fomulare alcune "piste" di indagine.
Figura 1: Giacomo Puccini
I tempi.
Usualmente, si dice che l'opera lirica finisce nel 1926, con Turandot di Giacomo Puccini (fig. 1).
O comunque finisce, con la morte degli ultimi "cavalli di razza" del melodramma, quelli della cd "Giovane Scuola": nel 1919, a Puccini, premuore Ruggero Leoncavallo (Autore de I Pagliacci) e nel 1920, postuma, uscirà l'ultima opera del maestro napoletano, Edipo Re (libretto Giovacchino Forzano).
Figura 2: Ruggero Leoncavallo
A Puccini, invece, sopravvive Umberto Giordano (figura 3), l'autore delle celebrate Andrea Chenier-1896 e di Fedora-1898: nel 1929, Giordano consegnerà la sua ultima opera, Il Re, un'idillio lirico-sentimentale, su libretto di Giovacchino Forzano, composto per la soprano Toti dal Monte, di contenuto successo (Giordano morirà nel 1948).
Figura 3: Umberto Giordano
A Puccini, poi, sopravvive il livornese Pietro Mascagni (fig. 4), che, sensibile alle adulazioni del regime, diverrà Accademico d'Italia e consegnerà nel 1935, su libretto di Targioni-Tozzetti (il sempre verde "librettista" di Cavalleria Rusticana, travolgente opera prima del 1890) Nerone, opera dalla problematica fortuna, musicale (chè l'opera non godrà mai di considerazione tra i musicologi) e politica (parlare a tinte fosche di Potere e Impero, in pieno Regime e quando quel Regime si apprestava a conquistarne uno suo di Impero). Nerone parve ai Gerarchi e Accademici d'Italia una provocazione, tollerata solo per la vegliarda età del Maestro. Mascagni, dopo un'instancabile attività di docente e direttore d'orchestra (i cinegiornali Luce lo riprendono, in esecuzioni in omaggio alle truppe italiane nella seconda guerra mondiale), morirà, nell'ignoranza generale, nell'agosto 1945, a guerra appena conclusa.
Figura 4: Pietro Mascagni
A sua volta, Francesco Cilea (fig. 5), l'Autore della rinomata Adriana Lecouvreur (1902), morirà tranquillo e sereno nel 1950, dopo quasi cinquant'anni di silenzio dai palcoscenici. Non senza prima aver atteso a frenetiche rielaborazioni della Arlesiana, composta nel 1898 per il tenore Enrico Caruso (che pure consegnerà al successo il celebre Lamento di Federico): un' opera dall'incerta fortuna, ma amatissima dall'Autore. In tempo di autarchia, Cilea otterrà da Mussolini in persona il privilegio di far circolare attraverso la radio quest'opera, altrimenti negletta nei palcoscenici (caduto il regime, cadrà nel definitivo dimenticatoio anche quest'opera).
Figura 5: Francesco Cilea
Le coincidenze.
Facciamo attenzione ai tempi: il tempo in cui l'opera lirica declina (via via che muoiono o escono di scena gli ultimi protagonisti del melodramma ottocentesco Puccini etc.) è, infatti, il periodo in cui cresce e si espande l'industria discografica in Italia.
In effetti, l'invenzione del grammofono determina una autentica rivoluzione nella fruizione della musica.
Prima, la musica veniva suonata o nelle esecuzioni pubbliche o nelle esecuzioni private, ma mai ... riprodotta!
La possibilità (del tutto rivoluzionaria e senza precedenti) di riprodurre meccanicamente la musica e per di più a casa propria, in qualunque momento e in qualunque situazione rende superflua la tradizionale fruizione teatrale.
Qualcuno dirà: "Ma nell'800 c'erano gli organini" che già riproducevano meccanicamente le romanze di Verdi, etc.? Verissimo, ma gli organini servivano come richiamo per vendere spartiti ... Quindi, tutto torna!
Qualcuno mette anche in rilievo la concorrenza del cinema. Per vedere gli scenari grandiosi, le scene di massa, prima dell'invenzione dei Fratelli Lumière, bastava vedere l'Aida di Giuseppe Verdi. Con l'avvento del cinema e dei kolossal, si crea un'offerta evidentemente alternativa, che, in effetti, tra gli anni '20 e gli anni '30 si afferma incontrastata e senza rivali.
Insomma, chi uccise davvero l'opera lirica? Il "78 giri"? O l'avvento del cinema di massa?
Come detective (e amante della musica), io non avrei dubbi: l'assassino dell'opera lirica va trovato nel 78 giri.
Con il 78 giri, il mondo della produzione musicale viene completamente rivoluzionato, e a spese della lirica tradizionale . C'è una melodia che piace, che è orecchiabile? Ti piace il Nessun Dorma di Giacomo Puccini? Con il 78 giri, non hai bisogno di andare a teatro ed aspettare che arrivi l'inizio del terzo atto, te lo ascolti subito; e magari cantato dal tenore preferito! Il panorama peggiorerà radicalmente con i 45 giri degli anni '60, '70, '80, con la corsa (sempre più al ribasso) di motivi facili e di presa immediata.
Certo, negli anni, la musica si correggerà e arriverà a soluzioni più impegnate: ma i concept album degli anni '70 e il "teatro canzone" di Gaber non sostituiranno l'opera lirica!
Non sostituiranno, cioè, un genere, affatto particolare, dove il canto, l'orchestra sono singolarmente associati all'azione scenica e alla narrazione teatrale, in modo indissolubile. L'ultimo che saprà fare "narrazione lirica a teatro" sarà Giacomo Puccini. Ma dopo Puccini, sarà il diluvio ... per l'opera lirica!







1 commento:
Secondo me in parte hai ragione a rinvenire le cause della decadenza
dell'opera lirica con l'avvento del grammofono, anche se io penso che
la radio e il cinema abbiano anche loro contribuito. Aggiungerei anche
la canzone popolare che se dapprima era qualcosa che caratterizzava
solo un determinato territorio, con la radio si diffonde in tutta la
Nazione e diventa l'anticamera della canzone leggera e melodica
italiana, breve per accendere subito emozioni sul pubblico e renderla
commerciale. La musica per attrarre acquirenti ha bisogno
dell'immediatezza più che della "pomposità" e grandezza lirica.
Posta un commento