sabato 24 maggio 2014

"DEH VIENI AL TEMPIO" (I PURITANI, BELLINI, 1835): QUANDO LA PAZZIA VUOL DIRE POESIA

Una delle opere (liriche) più statiche e noiose della storia del melodramma italiano, ma che ha attimi di assoluta poesia con la scena della pazzia di Elvira ("Deh vieni al tempio"), con "Casta diva" (Norma, 1831) tra le realizzazioni più alte dell'operista catanese. Geniale la trovata della pazzia. Non la solita pazzia riprodotta in canto "realisticamente" con urla e acuti sconnessi e disarmonici (vedi "Lucia di Lammermoore" Donizetti), ma la pazzia trasfigurata in una nenia triste ed elegiaca, una delle melodie "lunghe lunghe" belliniane, che pare non finire mai, come la ninna nanna cantata ad un bimbo che si ostina a non prendere sonno. Elvira-pazza e' ritratta come una bimba che gioca, si figura un mondo immaginario (il matrimonio con l'uomo che l'ha ripudiata). FANTASTICA INTUIZIONE LIRICO-DRAMMATURGICA: ASSOCIARE LA PAZZIA AL RITORNO ALL'INFANZIA.
Ascoltiamoci questa aria nella meravigliosa esecuzione di Mirella Freni.

Nessun commento: