Davvero Puccini, il grande Maestro Giacomo Puccini, in quel 1917, non aveva altro cui pensare?
Infuriava la Grande Guerra; si era nel 1917, alla vigilia di Caporetto e della Rivoluzione d'Ottobre, eventi enormi e terribili, che avrebbero scosso le coscienze di tutto il mondo. E in quell'annus terribilis della storia mondiale, Giacomo Puccini si scomodava a mandare in scena La Rondine, a Montecarlo, sfidando le lunghe traversie produttive, che la sua piccola opera "leggiadra e sentimentale" stava incontrando (complice la Committenza viennese della Rondine, che teneva il lucchese in sospetto di "disfattismo", in tempi di Grande Guerra e di dannunzianesimo imperante). E tutto questo, il lucchese, lo faceva per dirci, per bocca di Lisette,
"Amor sentimentale, storie! Si vive in fretta: mi vuoi? Ti voglio? E' fatto!"
Lisette: la servetta tutto pepe di Magda, che non ha peli sulla lingua e che se ne infischia dell'etichetta e del contegno che esige un salotto parigino.
Che non si muore per amore, non era vero solo a Battisti e Mogol negli anni '70, ma era vero anche per Puccini ai tempi della Grande Guerra (e di fatti, in quel periodo si moriva ... ma per tutt'altro!).
Ma, si sa, nel melodramma, nell'opera lirica, c'è sempre spazio per l'eccezione ...
specie se ti trovi al pianoforte, a strimpellare l'ultima canzonetta preparata da un Prunier qualunque.
"Chi il bel "sogno di Doretta" potè indovinar? ..."
Basta un pianoforte, un verso più o meno ispirato trovato lì per lì, uno sguardo languido ... ed è subito amore!
"Che importa la ricchezza/Se al fine è rifiorita la felicità/O sogno d'or/Poter amar così ..."
Forse Magda ha assunto stupefacenti, forse si è fatta una canna ... Niente di strano, in un salotto parigino, anche se Giuseppe Adami, il librettista, non ce lo dice (si sa, del resto, la censura...). Ma è certo che in quel momento darebbe via tutta la fortuna accumulata in una vita di lussurie compiacenti per ... il vero amore!
"Denaro, nient'altro che denaro/ma via, siate sincere/Son persuasa che voi mi assomigliate/E spesso
rimpiangete la piccola grisette/felice del suo innamorato...".
Ma cos'è successo a Magda? Chi l'ha plagiata? Chi è il "perfido" mago che la sta traviando?
Presto detto, il "mago" che la sta mandando nel pallone è colui che canta questa melodia (celeberrima):
Si sa, per ogni femme fatale che si rispetti c'è sempre ... un homme fatale!
Del resto, d'Annunzio docet: da Andrea Sperelli (Il Piacere, 1889), a Tullio Hermill (L'Innocente, 1892), a Stelio Effrena (Il fuoco, 1900), a Paolo Tarsis (Forse che sì, forse che no, 1910), in quel fine 800/inizio 900 non erano poche le Anne Karenine che buttavano via reputazione, matrimonio, soldi, posizione, per inseguire la passione, la perdizione dietro ... l'Uomo del destino.
E l'homme fatale di Magda si chiama Ruggero de Lastouc, studente.
Ma che cos'ha di così eccezionale questo Ruggero, questo Super-Uomo pucciniano, da perderci la testa? Vediamo un pò.
Entra, e a fatica ci accorgiamo che è entrato: "O mio giovine amico, dovete perdonarmi..." recita imbarazzato il baritono Rambaldo e su una melodia, che, tra l'altro, non è nemmeno ad hoc, ma è la ripresa di uno dei refrain di Magda, che rimpiange l'Amore.
Concedeteci una piccola parentesi da melomani (N.B. chi non è melomane, è pregato di saltare, e di andare avanti, dopo il video).
I tenori si dolgono di questa entrata, che li sminuisce, scenicamente: di qui, la scelta, eclettica, invero, di riprendere la romanza di presentazione che Puccini introdusse per le prime al Politeama di Palermo e al Volkoper di Vienna nel 1920, Parigi è la città dei desideri. Lo ha fatto Roberto Alagna nella rappresentazione di Rondine, di grande successo, nel 2010 ... ma detto, tra noi, non funziona... La vogliamo ascoltare? Eccola:
Ma torniamo a Ruggero: chissà che segreti arcani del piacere e della passione saprà distillare per far perdere la testa a una gran dama parigina ...???
Dunque, si presenta da Rambaldo, l'amante di Magda: a che titolo? E' figlio di un compagno di infanzia ... Beh, più che d'Annunzio, tutto questo fa molto Simenon, specie il Simenon del Caso Saint Fiacre, con le sue dense memorie di provincia, col Commissario Maigret che ritrova la villa nobiliare, dove suo padre era intendente e amministratore, dove lui serviva messa ... E già ci figuriamo, Rambaldo, il rampante finanziere parigino, che mantiene Magda, bambino, servire messa con il papà di Ruggero ... fa molto Super-Uomo, no?
Va bene, quisquillie direte voi. Andiamo avanti.
Come tutti gli eroi dannunziani, Ruggero certo non può negarsi l'ora del piacere ... al Bullier ... locale di bassifondi, molto Bohème ... Vabbè, si dirà, ma il locale notturno è il luogo e il momento giusto per far esplodere la potenza seduttiva ...
"Così timida e sola somigliate alle ragazza di Montabaun/Quando vanno a ballar alla carezza di una musica vecchia/Tutto sorriso e tutte giovinezza ... Le ragazze laggiù son molto belle/E semplici e modeste/Non sono come queste.../Basta un puro ornamento, un fiore nei capelli/Come Voi".
Sono queste parole, dispensate (imprevedibilmente) sotto forma di one step (ballo allora raro in Italia, ma che avrebbe impazzato negli anni ruggenti, anche in Italia), a scatenare il primo motore della libido in Magda: la voglia sfrenata di ballare ...
Detto tra noi: ma se ti piacciono le ragazze di campagna, caro Ruggero, perchè diamine sei venuto a Parigi? E perchè vai al Bullier, chi speri di trovare? Delle novizie? Ma vai a ...
Comunque, è subito Amore ...
Insomma, direte Voi, quali virtù nascoste, quali incantesimi arcani possiede questo "cretino" da far cadere Magda innamorata? Davvero, all'opera lirica tutto è possibile, ma (direte Voi) c'è un limite a tutto....
Il segreto, io lo so... eccolo, ascoltate:
canta Krassimira Stoyanova
Eccolo, l'arcano di Ruggero: la sua aria, quella che l'ha reso celebre, solo in apparenza è il "solito brindisi" del giovane innamorato (vedi il celeberrimo di Traviata); in realtà, è una ninna-nanna. Il richiamo di Ruggero per Magda è in realtà un richiamo di infanzia, una voglia di infanzia, l'illusione di tornare al mondo semplice, puro e incontaminato che gli adulti ci presentano da bambini.
Il "sogno di Doretta" con cui si è aperta l'opera ... è un sogno di infanzia... un sogno di regressione all'utero!
E' grazie a questa regressio ad uterum se una Madame Pompadour, come Magda de Civry, che ha trionfato nei salotti e nelle alcove più esclusive di Parigi, può sentire lo struggente desiderio di tornare ragazzina, la piccola grisette, che scappa di casa per andare al ballo e farsi baciare (castamente!) da un ingenuo e sbarbato studentello, nell'ebrezza e nell'esuberanza di un ingenuo walzer ballato nei bassifondi parigini.
Ma, come per la Bella Addormentata nel Bosco, un giorno l'incantesimo svanisce ....
Cosa c'è dietro ... il "sogno di Doretta"? Una mamma affettuosa e trepida, dedita alla monotonia arcaica della vita familiare (di provincia, di campagna), che non vive se non nell'attesa che il proprio figliolo, il proprio rampollo trovi una donna, cui sottoporre la stessa vita: matrimonio, figli, casa ...
Davvero, non la vita che fa per Magda.
" ... La vostra vita non è questa/Tra piccole rinunzie e nostalgie/Con la visione di una casa onesta/Che chiuda l'amor vostro in una tomba", l'ammonisce il vecchio amico, il poeta Prunier alla fine del terzo atto.
Ed è a questo punto, il colpo di scena: Magda "decide di andarsene"; per Puccini, è un parziale ritorno a Manon Lescaut (1893). L'eroina di Prevost, tutta presa dalla passione per De Grieux, che, attratta dai gioielli di Geronte e dalla vita di cortigiana, abbandona il "picciol desco" dove condivideva con il giovane amante studente una vita di passione ... e di stenti. Qui, però, non c'è un vecchio vizioso, pronto a possedere un'ingenua fanciulla con la seduzione del lusso; non c'è un fratello ricattato affettivamente e corrotto che si presta ... Non c'è nemmeno (come in Traviata) l'opposizione della famiglia di lui per ... la "sgualdrina". Anzi, la mamma è ben disposta con l'amata e c'è da credere abbia capito che non si tratta proprio ... di una novizia! No, non c'è tisi (Bohème), non c'è conflitto morale (Manon), non c'è oltraggio all'onore (Madama Butterfly), che ostacola l'amore: stavolta è Magda, la protagonista, l'eroina femminile, che, di punto in bianco, taglia i ponti.
"Posso essere l'amante/Non la sposa che tua madre vuole e chiede"
(Nella foto, a sinistra, Beniamino Gigli e Lucrezia Bori, rispettivamente Ruggero e Magda al Metropolitan di New York nel 1936)
Il finale (eccettuata la struggente romanza finale che ascolteremo) è uno dei più spogli e verrebbe dire brutali musicalmente, che Puccini abbia scritto. Verrebbe da dire dei più "spoetizzanti"...Ma non è questo un limite dell'opera (come visto da molti critici), quanto una scelta musicale coerente al tono dell'azione scenica: questa musica non è che una "operazione realtà" su Magda, la quale si è bruscamente risvegliata dal "sogno di Doretta".
Magda riprende il controllo della situazione: lei non è una Emma Bovary che sogna il "bel mondo" parigino, salvo poi accontentarsi di sedurre dei falliti di campagna, a loro volta frustrati. No, Magda è una donna che è arrivata ai piani alti. Ha pagato un prezzo pesante per arrivare, ma è arrivata, e non rinuncia ad una posizione che le procura sì la fama di prostituta, la allontana dal passato di grisette, ma che per lei significa una mèta inderogabile: la Libertà! Magda, in questa improvvisa "rivelazione", certo non appare sotto una bella luce! Non tanto perchè ... puttana, ma perchè si rivela una spregiudicata e cinica cortigiana, che gioca con i sentimenti e che spella come un pollo (sentimentalmente parlando) il povero, ignaro, Ruggero. Questo, però, è il destino di una Rondine, che non può essere legata all'eternità di un matrimonio di campagna, e che, viceversa, è chiamata a migrare di cielo in cielo, di amore in amore. Come del resto, le aveva predetto nel primo atto il poeta Prunier ...
"Forse come la rondine/migrerete oltre il mare/Verso un chiaro paese di sogno/Verso il sole/Verso l'amore e forse ... Il destino ha un duplice viso/Un sorriso/Un angoscia/mistero".
(Nella foto, il soprano Anna Moffo, che, nel 1967, interpretò Magda in un'esecuzione del Maestro Molinari Prandelli, che segnò una rinnovata attenzione critica per La Rondine, dopo anni di silenzio)
POST SCRIPTUM- IL VERISMO DI RONDINE CHE NE PENALIZZO' IL SUCCESSO:
Il mondo dell'opera (specie italiano) restò interdetto per questo ritratto di donna, così "femminista", così emancipata, fuori dai clichè e dagli stereotipi di "donna angelicata" o "dannata".
Puccini peccò di "verismo" (in fondo) e ne pagò le conseguenze: i critici (complice anche il defilamento di Casa Ricordi e la morte di Lorenzo Sonzogno che pubblicò l'opera) tendevano a minimizzare il lavoro, mettendone in luce capziosamente la natura "operettistica" (ma Rondine è opera vera, non operetta!).
Si prendeva, cioè, a pretesto la supposta "leggerezza" dell'opera per coprirne l'imbarazzante e spoetizzante "verismo": Verismo va bene all'opera se si parla di personaggi e vicende dei bassifondi (Cavalleria Rusticana, Pagliacci, Bohème); ma quando si tocca il bel mondo ...
Meglio l'ideologia delle lacrime e dei buoni sentimenti ...
Ma qui, in Rondine non si piange!
Qui, non muore l'eroina. Qui, non c'è conflitto, qui d'amore non muore nessuno.
Qui, più prosaicamente, si potrà piangere per il povero tenore, che ci fa proprio la figura del fesso (e del becco), senza nemmeno avere l'occasione del riscatto dell'onore del maschio (almeno Alfredo Germont ne La Traviata si toglie il sassolino dalla scarpa e dichiara "Questa donna pagata io l'ho!").
Al povero tenore, qui davvero beffato e mazziato, Puccini concede (compassionevolmente) l'onore delle armi con il famoso duettino finale Ma come puoi lasciarmi.
Per il protagonista maschile, una piccola consolazione (almeno) musicale.
Ascoltiamo insieme prima di congedarci.



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